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<title>Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia 駐義大利代表處</title>
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<h1>Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia 駐義大利代表處</h1>
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<h1>Ai big mondiali piace il prelievo low cost sulle società (26/04/2012)</h1>
<div class="Date">Post Date:2012/4/30</div>
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<p><BR>di Chiara Bussi<BR>Il Sole 24 Ore, 26 aprile.
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<P>«Non è un pesce d'aprile» titolavano i giornali americani all'inizio del mese annunciando il sorpasso: con la sforbiciata da parte del Giappone, che ha preso il via proprio il 1°aprile, spetta oggi agli Usa l'aliquota più alta della tassazione sulle imprese nel G7. Nello stesso giorno, dall'altra parte dell'Oceano, Londra diventava la maglia rosa tra i sette Paesi più industrializzati con una corporate tax al 24 per cento. <BR>In piena campagna elettorale Barack Obama e il suo principale sfidante Mitt Romney non sono certo rimasti a guardare e hanno annunciato di voler presto correre ai ripari. Il tema è stato al centro del dibattito anche in Francia, che ieri ha archiviato il primo turno delle elezioni presidenziali. 
<P>In epoca di recessione la leva fiscale sulle imprese diventa sempre più uno strumento di competitività per attirare investimenti e lavoro. L'Irlanda, che nel pieno della bufera finanziaria ha difeso il "gioiello di famiglia" – l'aliquota del 12,5% – e ne ha fatto lo strumento per voltare pagina, continua a fare scuola. Lo studio periodico sul corporate tax rate di Kpmg conferma il trend: dal 2005 ad oggi la tassazione sulle imprese a livello globale è scesa in media dal 27,99 al 24,48%, mentre nell'Unione europea si è passati dal 25,34 al 22,8 per cento. L'Italia appare però in controtendenza: la delega fiscale riordina e vara una nuova forma di prelievo, l'Iri, ma non alleggerisce il carico fiscale sulle imprese.<BR>In Gran Bretagna la primavera ha portato buone notizie per gli investitori. Nel corso delle presentazione del budget dell'anno fiscale 2012-2013 a fine marzo il cancelliere dello Scacchiere britannico George Osborne ha annunciato la riduzione della tassa sulle imprese, che scenderà ulteriormente al 22% nel 2014. Un livello, ha detto, «che è drammaticamente inferiore a quello dei nostri concorrenti: il 18% in meno degli Usa, il 16% del Giappone, il 12% della Francia e l'8% della Germania. La miglior pubblicità per attrarre investimenti». Il governo di Tokyo aveva previsto la riduzione dell'aliquota già nel 2011, ma ha dovuto rinviare i piani a causa del terremoto: oggi le imprese del Sol Levante pagano un'imposta del 38% rispetto a quella precedente del 40,69 per cento. Un numero che certifica il sorpasso sugli Usa, dove l'imposta complessiva è al 40%, mentre l'aliquota marginale federale è del 35 per cento. Di qui il risveglio dell'orgoglio americano, con l'annuncio di Obama di una discesa del tasso marginale federale al 28%, mentre il candidato repubblicano Romney ha proposto una sforbiciata ancora più consistente al 25 per cento. Il dibattito non ha risparmiato nemmeno la Francia, che oggi ha un'aliquota complessiva del 33,3 per cento. Tutti i candidati, ad eccezione di Nicolas Sarkozy, che si è concentrato su altri aspetti della tassazione, lo hanno inserito nei loro programmi. François Hollande ha proposto di modulare l'imposta a seconda delle dimensioni, il centrista François Bayrou ha chiesto un trattamento fiscale più vantaggioso per le Pmi, Marine Le Pen (estrema destra) ha proposta un'aliquota progressiva. 
<P>L'alleggerimento della pressione fiscale tenta anche il Brasile, perla dei Brics ma non immune al rallentamento globale. In un recente rapporto Fitch Ratings ha però commentato che la misura non basta, perché servono anche strumenti concreti di riduzione dei costi per fare impresa. «La tendenza è al ribasso e per i governi sarebbe controproducente non adeguarsi – sottolinea Domenico Busetto, partner di Kpmg – ma in molti casi si tratta soprattutto di mosse ad effetto. La vera ricettività fiscale di un Paese dipende infatti da numerose variabili, quali il livello di deducibilità di ammortamenti, spese di rappresentanza, di marketing e pubblicità». Negli Usa, ad esempio, l'aliquota complessiva è del 40% ma quella effettiva si situa intorno al 30%, in linea con la media mondiale, perché la maggior parte delle imprese può dedurre il 9% degli utili domestici. Non solo. A pesare sulle scelte di investimento, secondo Busetto, sono anche «l'affidabilità del sistema tributario, regole chiare di applicazione, un rapporto paritetico con l'amministrazione. Tutto questo in Irlanda c'è e la stessa Gran Bretagna ha inserito le misure di riduzione delle imposte in un più ampio contesto di politica economica. Sono invece convinto che se l'Italia adottasse oggi l'aliquota irlandese non sposterebbe di per sé le scelte di investimento delle imprese straniere, proprio perché l'habitat fiscale nel suo insieme non è ancora favorevole agli investimenti. La legge-delega chiarisce la volontà di un cambio di passo, ma ora occorrerà passare dalle parole ai fatti». 
<P>Il confronto
<P><BR>GRAN BRETAGNA 
<P>Maglia rosa del G7 per attirare capitali 
<P>24% 
<P><BR>Dallo scorso 1° aprile l'imposta sulle imprese in Gran Bretagna è passata dal 26 al 24%. Nell'aprile 2013 l'aliquota scenderà di un ulteriore 1% e nell'aprile 2014 si attesterà al 22 per cento.Oggi Londra vanta il livello più basso di corporate tax tra i Paesi del G7 e la quarta aliquota più bassa tra i Paesi del G20, dopo Turchia, Arabia Saudita e Russia<BR>01|I PRINCIPI<BR>Le novità introdotte fanno parte della Corporate Tax Road Map e puntano a migliorare la competitività del Paese.<BR>02|GLI OBIETTIVI<BR>L'obiettivo dichiarato è attrarre maggiori investimenti. Secondo le stime del governo la riduzione progressiva dell'aliquota<BR>porterà a un aumento degli investimenti di 3,4 miliardi <BR>di sterline (circa 4,1 miliardi di euro) da oggi al 2016
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<P>GIAPPONE 
<P>Da aprile è più conveniente degli Usa 
<P>38% 
<P><BR>Dal 1° aprile l'aliquota del Giappone ha superato per convenienza quella degli Usa, passando dal 40,69 al 38,01 per cento. La misura era stata decisa per il 2011 ma è stata posticipata in seguito al terremoto del marzo <BR>di un anno fa. Il 1°aprile 2015 scatterà un' ulteriore sforbiciata per arrivare al 35,64 per cento 
<P>01|IL PESO DEI VICINI<BR>Sulla decisione del governo di Tokyo ad operare una riduzione del 5% dell'aliquota sulle imprese hanno influito le mosse dei Paesi vicini, in particolare la più agguerrita concorrente, la Corea del Sud, che ha ridotto l'imposta al 22 per cento. A Taiwan l'aliquota è al 17% e la Thailandia arriverà a quota 20% nei prossimi due anni. Hong Kong e Singapore si attestano rispettivamente al 16,5 e al 17 per cento
<P>
<P>STATI UNITI 
<P>Fanalino di coda tra i Sette Grandi 
<P>40% 
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<P>L'aliquota complessiva è del 40% e comprende l'aliquota marginale federale del 35% e imposte applicate a livello locale che variano dall'1 al 12%. Gli Usa sono oggi il paese del G7 con l'aliquota più elevata. Il sistema prevede però numerose voci deducibili che portano l'aliquota effettiva intorno al 30 per cento<BR>01|LA RIFORMA OBAMA<BR>L'amministrazione Obama,<BR>in piena campagna elettorale, <BR>ha proposto una riduzione dell'aliquota federale al 28% nell'ambito di un più vasto progetto di riforma. L'obiettivo è rendere più omogeneo il livello <BR>di tassazione tra i vari settori produttivi. <BR>02|LA PROPOSTA DI ROMNEY<BR>Lo sfidante repubblicano Mitt Romney ha invece proposto una sforbiciata al 25 per cento <BR>
<P>FRANCIA 
<P>Prove tecniche di riduzione in campagna elettorale 
<P>33% 
<P><BR>In Francia il corporate tax rate è del 33,33%. Alcune categorie di reddito possono beneficiare di scotni di imposta a determinate condizioni. Le piccole e medie imprese con fatturato fino a 7,63 milioni di euro o con proprietà individuale di almeno il 75% sono soggette a una tassazione sul reddito di impresa del 15% fino a un utile di 38.120 euro 
<P>01|L'IDEA DI HOLLANDE<BR>In campagna elettorale François Hollande ha proposto di modulare l'imposta sulle società sulla base delle dimensioni dell'impresa: 35% per quelle grandi, 30% per quelle medie e 15% per le Pmi.<BR>02| LE ALTRE PROPOSTE<BR>Francois Bayrou (centro) ha chiesto un trattamento più favorevole per le Pmi, mentre Marine Le Pen ha proposto un'imposta progressiva del 15, 25 e 33 per cento
<P><BR>Link<BR><A target="_nwMof" href="http://www.taipeieco.it/News_Italiano/News_Page_it117.htm">http://www.taipeieco.it/News_Italiano/News_Page_it117.htm</A> &nbsp;</P></p>
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